“In realtà quello che sappiamo è che, nonostante 3 milioni di casi confermati (e sono certamente molti di più)” di nuovo coronavirus, “al momento non esiste una sola descrizione di persona che è guarita, ha gli anticorpi IgG nel siero e si riammala, cioè ha una seconda infezione con un virus diverso, non il primo virus che si ri-positivizza come nei casi coreani. Lo stesso, peraltro, vale per Sars-1 e Mers. E dire che le occasioni di riammalarsi non mancherebbero, basta guardare la Lombardia. Questo, ovviamente, non vuol dire che non possa mai succedere. In medicina e in amore non si deve mai dire mai. Ma si tratterebbe di casi rarissimi”. E’ l’analisi del virologo Guido Silvestri.

Lo scienziato italiano negli Usa, docente alla Emory University di Atlanta, fa riferimento all’ultimo comunicato stampa dell’Organizzazione mondiale della sanità, sul tema patente di immunità e rischi di seconde reinfezioni per le persone guarite da Covid-19. Nota “subito ripresa da tutti i media italiani, in base al noto precetto evangelico ‘Dacci oggi il nostro panico quotidiano’. Perché hai visto mai che le persone potessero invece concentrarsi sul fatto che i ricoveri in terapia intensiva per Covid sono in calo per il tredicesimo giorno consecutivo (da 2.173 a 2.102, mentre il picco è stato a quota 4.068). Oppure sul fatto che il numero dei nuovi contagi in Lombardia è il più basso dal 7 marzo”.

La frase dell’Oms (“non c’è al momento evidenza che le persone che sono guarite da Covid-19 ed hanno anticorpi sono protette da una seconda infezione“) è, tiene a precisare l’esperto, “formalmente corretta. Come sarebbe corretto dire che non c’è evidenza che l’umanità non sarà sterminata l’anno prossimo da un nuovo virus portato da un meteorite. In realtà, l’unico modo per dimostrare ‘evidenza’ di protezione in persone guarite da Covid-19 e con anticorpi sarebbe quello di esporle intenzionalmente al virus e vedere che non si ammalano. Non credo proprio che sia una cosa fattibile”.